Oleg Grigor’jevič Čuchonсev, trad. dal russo di Vera Kazartseva

L’ultimo poeta della generazione degli anni ’60, di quella grande epoca della letteratura russa in cui le letture di poesie avevano luogo negli stadi. Contemporaneo di Boris Sluckij, Evgenij Evtušenko, Bella Achmadulina e degli altri mostri sacri del tempo, Oleg Čuchonсev è paradossalmente rimasto nell’ombra. “Paradossalmente” – riguardo il contesto letterario in cui la voce di Čuchonсev ha una potenza straordinaria e un’individualità poetica difficile da trascurare, ma per i lettori russi (o prima sovietici) non c’è nessun paradosso.

La prima pubblicazione di Oleg Grigor’jevič uscì nel 1958 in Junost’, l’anno seguente era già pronto il libro Zamysel (Concetto) che fu immediatamente censurato senza nessuna speranza di essere stampato. Il secondo libro Imja (Il nome) subì la stessa sorte. Nel 1968 il coro di attacchi sempre più virulenti fu rivolto alla poesia Povestvovanije o Kurbskom (La narrazione su Kurbskij) che parlava dell’avversario politico di Ivano il Terribile, tradizionalmente considerato traditore, ma nello stesso tempo “il primo dissidente” – Andrej Kurbskij. Questa pubblicazione fu l’ultima per i successivi 8 anni, e le poesie di Čuchonсev vennero vietate da tutte le riviste letterarie fino all’uscita della sua prima raccolta poetica (miracolosamente accettata dalla censura) Iz trech tetradej (Da tre quaderni) nel 1976.

La censura sovietica funzionava benissimo e non si sbagliava mai: con i suoi divieti evidenziava i grandi nomi della cultura russa. Oggi Oleg Čuchonсev è un autore di 14 libri, vincitore di: premio statale di Federazione Russa (1993), Puškin (2003), Triumf (2005), uno dei più prestigiosi premi nazionali Poet (2007). Nel 2019 con la raccolta poetica Glasy i Glossy (Voci e glosse) ha vinto il premio per il migliore libro dell’anno Moskovskij sčot. Il libro vincitore ha il sottotitolo: Estratto dal non scritto e risulta un esempio illustre della natura sperimentale della lirica di Čuchonсev. Glasy i Glossy è il poema composto da frammenti, da singoli versi e da poesie di cui l’inizio e la fine sono poco definibili. Il poeta distrugge la composizione tradizionale della raccolta poetica, confermando il fatto che la sua lingua è sempre in evoluzione e si trasforma insieme al secolo.

Nonostante l’attuale riconoscimento pubblico, Oleg Čuchonсev resta una persona reticente e lontana dalla vita mondana, «un nomade dalla provincia oscura» (secondo la sua autodefinizione). È nato a Pavlovskij Passad, un piccolo paese antico in Moskovskaja Oblat’ e sembra non essere innamorato delle grandi città. Oggi il poeta abita nel famoso “paese degli scrittori” Peredelkino, non è registrato in reti sociali, partecipa poco alle letture poetiche, e dicono che non gli piaccia concedere interviste. Non deve sorprendere, quindi, il fatto che il nome di Čuchoncev non sia famoso all’estero, e non risulti nella letteratura russa tradotta in italiano. Con questa pubblicazione si vorrebbe rompere il silenzio intorno al nome del grande poeta e cambiare questa situazione veramente ingiusta.

*

come nella vita – fluire dall’uno nell’altro,
camminare sul filo, con le scarpe scalcagnate,
e sentendo un abisso sotto il piede
non affettare, non affettare i passi,
e senza guardar-si nel firmamento,
non avere un carico più preciso
se non scricchiolare sul precipizio
con il tronco storto della betulla
sfondata nella foresta nera…

*

scrivi, scrivi su qualunque cosa e dovunque ti capiti,
la testa non segue ciò che traccia la mano,
ma di tutto lo scarabocchio non resta che
uno scorso di lingua, una cancellatura di bozza,
ma si promette che quello (o quella) sarà ingurgitato dalla foce
quindi, ardi senza esitare, finché si secca l’inchiostro, finché…

*

non c’era gioia?.. solo la gioia c’era,
la gioia (felicità è una cosa diversa) tra te e me;
ti svegli accanto un bianchissimo
prugno alla finestra e una nuvola blu –
meglio che lo sviluppi Kušner1, ma io dico
semplicemente: un prugno e una nuvola – basta,
il bianco e il blu; allora fermo
il mio sguardo su qualche minuzia: un’ombra conifera,
o una disabitata casetta per gli uccelli sul moncherino del tronco
del vecchio albero seccato dalla calura,
d’altronde, queste sono parole, parole, parole,
io invece volevo parlare del bianco e del blu…

*

per morire un cervo se ne va al villaggio,
un cane – nel bosco, un pesce – nel limo bentonico;
cosa significa questo richiamo: è un istinto antico,
o la predestinazione di una forza superiore?

andranno il cervo, il pesce e il cane,
ognuno carne della carne, amico dell’amico
e tu, reclamato dall’oscurità,
dove vai? di chi sei parente?

Da ZNAMJA, IV, 2018

1Aleksandr Semjonovič Kušner (nato il 14 settembre 1936 a Leningrado) è un poeta russo.

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